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“[…] Le faccio i miei complimenti, bella idea di libertà di stampa! – disse, con il viso ben celato dietro il suo quotidiano. – Staremmo freschi se dovessimo leggere solo i giornali che la pensano come lei. […] 
L’anziano signore tornò sui suoi passi, raggiunse l’uomo al tavolino e replicò : – La stampa  è libera di esprimere opinione sui fatti realmente accaduti. Ma non è libera di inventare fatti per manipolare le opinione dei lettori. Non c’è libertà senza responsabilità […] Dopo aver detto queste parole, il vecchio ebreo si allontanò con passo lento e sicuro. Il passo di chi cerca di rimettere in cammino la vita. E di chi rimette in moto la Storia.

 

Siamo antropologicamente fatti della stessa sostanza delle storie. Ne abbiamo bisogno, come dell’aria, fin dalla nascita stessa dell’uomo. 
Storie che commuovono, che fanno ridere, che rendono più leggere le giornate affaticate dalla routine, che alleviano come balsami i percorsi tortuosi della vita. 
E se fosse proprio questo l’epicentro esistenziale delle fake news? Notizie raccontate come storie che emozionano, che aderiscono alle nostre paure nutrendole in modo subliminale…? 
Questo sembra essere il filo rosso delle 184 pagine scritte da Daniele Aristarco. Pagine capaci di alternare brevi e discorsivi saggi  (vere e proprie guide nella selva delle fake news, oggi più che mai aggrovigliata dai social media) a narrazioni coinvolgenti di vecchie o più recenti menzogne insidiose che “se non vengono prontamente smascherate, sono in grado di modificare le nostre abitudini, di scompigliare progetti e di minare i più profondi convincimenti” fino a instillare nella società paure e odio. 
Un libro consigliato ai ragazzi. Per coltivare e allenare la capacità critica; un libro consigliato agli insegnanti che di educazione civica ne fanno anche senza un decreto legge, semplicemente perché credono nella forza del ragionamento dei più giovani. E infine un libro consigliato a tutti quei genitori che vogliano trovare un terreno di confronto sui nuovi strumenti di comunicazione sempre accesi nelle tasche dei figli.

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